Officine delle prossimità

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Dall’Europa alla piccola Mara

Ieri ho ricevuto la newsletter fio.PSD ed ho letto questa notizia: Il 29 marzo 2022 è stato adottato il Piano di azione nazionale per l’attuazione della Garanzia Infanzia (PANGI).

La notizia sembrerebbe datata. Sul sito del Dipartimento delle Politiche della famiglia si specifica:

“Il Piano di azione italiano sulla Child Guarantee (PANGI), dopo essere stato approvato dall’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, e a seguito della validazione da parte della Commissione europea che non ha espresso osservazioni entro il termine previsto del 30 giugno 2022, è ora operativo, con un finanziamento europeo di 635 milioni di euro, pari al cinque per cento del Fondo sociale europeo plus. Il benessere dei bambini e dei ragazzi, per la prima volta, è al centro di una Strategia nazionale complessa, che trova i suoi assi portanti nel 5° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, approvato con d.P.R. 25 gennaio 2022 e, ora, nel Piano di azione italiano sulla Child Guarantee.”

Mi riservo un commento dopo una lettura ed una valutazione più attenta.

Distanze difficili da colmare

Leggendo alcuni passaggi non posso non notare:

  • lo scollamento tra uffici e ministeri diversi (nel documento si parla di “senza fissa dimora”, espressione che è stata superata nelle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia. Non è solo un refuso. Probabilmente è il segno di uffici che non sono entrati in contatto per l’elaborazione di documenti sui quali avevano competenze specifiche
  • la distanza tra i proclami, il tono degli annunci, l’enfasi sui finanziamenti ed una situazione di cui ho conoscenza diretta: quella di una bambina, di una famiglia rom che vive una condizione di grave disagio sociale.

Nel piano si colgono, in modo appropriato, a mio avviso, le barriere incontrate dai minorenni senza dimora in alcuni ambiti vitali per la loro crescita:

  • l’accesso alle informazioni sui diritti di cui godono e sui servizi dedicati e ai servizi di prevenzione nell’ambito sanitario;
  • l’accesso a un pasto sano al giorno (servizio mensa), nell’ambito dell’alimentazione;
  • l’accesso a forme di sostegno economico legate anche all’abitazione e ad alloggi adeguati a costi accessibili, per housing e contrasto alla povertà.

Un approccio di prossimità

Scorrendo il documento (qui la versione integrale ) non mancano obiettivi e azioni ambiziosi. Tra questi colpisce uno specifico riferimento: “5. DIFFUSIONE E SENSIBILIZZAZIONE A PARTIRE DA UN APPROCCIO DI PROSSIMITÀ (OUTREACH)”

Si legge:

“…la dimensione dell’outreach operativo sul campo, vede il Piano promuovere modalità di lavoro che rendano prossimi servizi universali o specifici, con interventi e professionalità che assicurino l’ascolto e l’accoglienza dei bisogni secondo un approccio di prossimità (o outreach services). In questa prospettiva, si prevede la redazione di linee di indirizzo per il lavoro sociale e socioeducativo di outreach con soggetti vulnerabili minorenni al fine di dettagliare criteri operativi omogenei in relazione alla loro collocazione (Punto unico di ascolto presso le case di comunità, consultori familiari, centri per la famiglia).”

La prospettiva appare interessante nonostante il rischio di appiattire l’approccio di prossimità con gli outreach services che puntano alla sensibilizzazione (tema centrale da decisamente non esaustivo per un lavoro di prossimità).

Chi, come e in quanto tempo potrà permettere a Mara di uscire dalla sua condizione di invisibile?

La questione è: in quali tempi e modi questa grande macchina burocratica che combina documenti, uffici, finanziamenti, livelli di servizi che vanno dal nazionale al comunale (passando per le regioni) potrà arrivare a cambiare le condizioni e la qualità di vita di Mara?

Parliamo di una bambina di tre anni, nata in Italia, che ha solo il documento di nascita. Sua madre completamente priva di documenti (nonostante sia nata qui ed abbia frequentato le nostre scuole per quasi dieci anni) è aiutata da un gruppo di famiglie, oltre che dalla Caritas di alcune parrocchie vicine, e dalla Comunità di Sant’Egidio.

Chi, come e in quanto tempo potrà permettere a Mara (nome di fantasia) di uscire dalla sua condizione di invisibile?

Mara viveva, con la madre e la nonna, in una sistemazione inadeguata (secondo gli standard di Ethos, una Classificazione europea dei Senza Dimora e dell’esclusione abitativa), fino a pochi giorni fa non andava scuola e trascorreva il suo tempo insieme alla nonna che come occupazione principale ha quella di chiedere elemosine di fronte ad alcuni supermercati del quartiere.

Per la sua salute fa riferimento ai servizi gestiti da medici volontari in alcuni ambulatori di ong perché non può avere un pediatra, essendo priva di carta di identità, codice fiscale e residenza.

Pensando alla distanza tra le grandi strategie di politica sociale e la condizione concreta delle persone, che mi capita di incontrare, ho pensato ad un contatore. Non per misurare la distanza, quella è incolmabile, ma qualcosa che tenga traccia del tempo. Un promemoria in forma di numero che si aggiorna e può raccontare, in modo immediato, il bisogno di una prossimità autentica.

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