Officine delle prossimità

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Come offrire aiuto alle persone che soffrono anche quando non lo accettano?

Il 18 febbraio è morto su una panchina del quartiere di Testaccio, Florian, un uomo senza dimora di 54 anni. Era originario di Riga, in Lettonia, ed era conosciuto nel quartiere. I quotidiani, in modo prevedibile, raccontano che aveva “una storia difficile alle spalle”.
L’assessore Funari, responsabile delle Politiche Sociali e della Salute per il comune di Roma, commenta: “Quando muore una persona che vive per la strada a Roma mi chiedo sempre cosa potevo fare di più, cosa potevano fare i servizi sociali per evitarlo“.

La domanda dell’assessore – cosa potevo fare di più? – interviene sullo stesso campo affrontato nel post “Cosa si può fare?“.
Quello
del disagio, del rifiuto dell’aiuto, della difficoltà di intercettare forme adeguate per mettere in sicurezza la vita delle persone più isolate.
Nel caso delle persone senza dimora la questione è, se possibile, ancora più sfidante.

Conflitti di competenza e impotenza

In un articolo su Repubblica (riservato agli abbonati) si racconta che da tempo il parroco della chiesa del quartiere, Don Maurizio Spreafico, aveva chiesto a tutti di mobilitarsi anche con un eventuale TSO (trattamento sanitario obbligatorio). Aggiunge: “Era l’unico modo per salvarlo, io lo avevo chiesto al 118, al centro di salute mentale della Asl, alla sala operativa dei servizi sociali, ma non è stato fatto e mi sono sentito impotente di fronte a una vita che si stava spegnendo“.

Situazioni come quelle di Florian sono emblematiche perché “ha sempre rifiutato le offerte di aiuto dei servizi sociali”. Inoltre si precisa “Glielo avevamo detto tante volte che in quel parchetto non doveva starci, ma non abbiamo avuto tempo per costruire una relazione di fiducia”.

La sua storia non è un caso isolato. Solo qualche giorno fa a Ostia, sul litorale romani, è morto un altro uomo senza dimora, con disagio psichico ed etilista cronico.

Segnali di speranza

Eppure ci sono esempi molto incoraggianti di chi cerca, con costanza e passione, modi per intervenire proprio con le persone che sono in una condizione estrema di isolamento e marginalità.

Si lavora sulla personalizzazione dell’intervento in modo fine, lavorando per intercettare e rafforzare le capacità residue della persona di connettersi ad altre persone, per avere relazioni accettabili.
Si elaborano progetti per persone difficilissime da aiutare, ad esempio quelle con disturbo antisociale della personalità, che in strada possono diventare oltre che isolate anche ostili e aggressive.
Conosco personalmente operatori sociali che hanno indossato giubbotti antiproiettile per sostenere colloqui con utenti in stato di forte alterazione. Una situazione estrema eppure non si sono sottratti a cercare un contatto con chi ha la tendenza ad “incolpare gli altri e a non provare rimorso per i danni recati…, … sono impulsivi e raramente riescono a formare relazioni di fiducia”.

A Roma c’è l’interessante esperienza dello psichiatra Giuseppe Riefolo e della psicologa Silvia Raimondi che hanno avviato un ciclo di supervisioni dal titolo emblematico “Quelli che non vogliono“.
Il confronto tra operatori riguarda casi limite e caratterizzati dalla difficoltà di intervenire oltre che da conflitti di competenza tra diversi enti. I due professionisti hanno raccontato gli albori di questo lavoro in un articolo sulla Nuova Rassegna di Studi Psichiatrici.

393 persone senza dimora decedute nel 2022

Su queste situazioni estreme, complesse e molto frustranti per gli stessi operatori sociali, occorre intervenire anche per un’altra ragione sempre più evidente. La vita in strada produce una sofferenza grave che spesso conduce alla morte. L’episodio di Florian non è un caso isolato.

Muoiono persone di ogni età, dai giovani sotto i 30 anni, che rappresentano il 15% del totale, alle persone over 70, pari al 8%. Particolarmente significativa è la comparazione dell’età media di morte della popolazione italiana, pari a 81,3 anni a fronte di un’età media di 46,9 anni per le persone senza dimora.
Lo ripeto perché mi sembra gravissimo: se si finisce in strada l’aspettativa di vita è quasi dimezzata!

La fio.PSD parla di strage invisibile in un report sui senza dimora morti nel 2022.  Le persone senza dimora decedute sono state 393, più̀ di una persona al giorno, con un incremento del 55% rispetto al 2021 e dell’83% rispetto al 2020.

Di fronte a questi numeri e all’evoluzione di un fenomeno crescente e strutturale occorre un supplemento di ricerca e di cooperazione.
Si tratta di rispondere alla richiesta di aiuto più difficile: quella che non viene espressa o peggio quella che oppone un rifiuto ostinato al soccorso perché ha perso parole e fiducia nella vicinanza di altre persone.

 

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